12 ottobre 2014

Ospedale Civico "Abele Ajello"

Breve cronistoria: In antico era la Chiesa che provvedeva ai poveri e gestiva le opere pie.
La prima struttura, di cui si ha memoria, venne fondata dal vescovo Giovanni La Rosa (1415/1448) e Girolamo Termini la dotò di arredi ed attrezzature sanitarie, credo 
presso la chiesa di Sant'Egidio, luogo che venne utilizzato per un breve periodo e poi abbandonato in quanto angusto e poco adatto alle crescenti esigenze della cittadinanza. Prima di allora i malati, pare, venissero curati in locali del palazzo vescovile. L'ospedale più antico, di cui si hanno notizie, venne fondato nel 1594 dal vescovo pro tempore Luciano de Rubeis (1589/1602), egli utilizzò denaro accantonato dal suo predecessore mons. Antonio Lombardo, al quale aggiunse altri cospicui fondi personali. Il nosocomio venne intitolato a Santa Lucia. Mons. De Rubeis per realizzarlo acquistò terreni e case situati nel piano della Concezione (oggi via Casa Santa), il 13 gennaio 1594.
Quello che, nei tempi moderni, venne definito l'Ospedale vecchio, invece, 
venne fondato nel 1657 dal vescovo Giovanni Lozano, ed è tuttora situato, in stato di abbandono, nel centro storico, vicino alla chiesa del Purgatorio (o di San Calcedonio). Nella reggenza dell'ospedale si ricordano i nomi del canonico Mariano Ortis, di don Pietro Mirabella e del capitano di giustizia Francesco Centorbi. 

Questa struttura rimase in funzione fino al 1968, epoca in cui il Nuovo Ospedale, sebbene fosse ancora incompleto e privo di molti arredi, venne attivato d'urgenza in concomitanza con il terremoto del Belice.

11/12/1868 - 07/02/1950
Giuseppe Giulio La Grutta
Laureatosi in Medicina e Chirurgia nell'ateneo palermitano, continua a frequentare per alcuni anni la Clinica Chirurgica diretta dal prof. Tanzini che lo stimava a tal punto da chiedergli di seguirlo a Pavia in occasione del suo trasferimento in quella sede. Non accetta l'invito del maestro per motivi economici e ritorna a Mazara dove risiede la famiglia e dove inizia l'attività professionale, che riguarda tutti i settori della Medicina, con una particolare propensione per la chirurgia. E' geniale sostenitore del metodo antisettico (propugnato dal Lister nel 1867), che, insieme alle non comuni capacità operatorie, è motivo del suo successo professionale. Nei primi anni trenta diventa direttore dell'Ospedale Civico e rimane in carica sino al 1945. Partecipa alla vita pubblica quale assessore alla Pubblica Istruzione, provvedendo alla fornitura dei banchi per la scuola Elementare e promuovendo l'istituzione dell'Asilo per l'infanzia.
Il 30/12/1998 l'Amministrazione dell'Ospedale Abele Ajello gl'intitola la Divisione di Chirurgia con la seguente motivazione incisa su tavola di bronzo: 
"Al dottor Giuseppe La Grutta, insigne cultore di mediche discipline, chirurgo
valente e geniale, sostenitore, tra i primi, del metodo antisettico,
per il suo impegno nella civica sanità l'amministrazione pose" 

Sposò Maria Lucia Favata del dottor Carmelo (uno dei pochi medici dell'epoca) nata a Mazara il 13/12/1877 morta il 12/7/1943 (unica vittima del bombardamento anglo-americano a Mazara durante la II guerra mondiale). Ebbe due figli: Ludovico, Carmelo  

17/11/1935 - Villa Giulia (PA) 


10/04/1859 - 17/10/1940

Abele Ajello 
Diplomatosi al liceo classico di Mazara del Vallo, si iscrisse alla facoltà di Medicina e frequentò le università di Pavia, Torino e Napoli. Qui conseguì la laurea in Medicina e Chirurgia nel 1887[2]. Si specializzò quindi in anatomia patologica e in chirurgia[1].
La sua carriera ebbe inizio a Palermo, dove entrò a far parte del servizio di guardia dell'Ospedale della Concezione, operando contemporaneamente presso la clinica chirurgica del prof. Vincenzo Marchesano e presso l'istituto di anatomia patologica del prof. Santi Sirena[2].
Nel 1892 venne chiamato dal prof. Iginio Tansini, suo maestro a Pavia, che aveva intanto ottenuto il trasferimento a Palermo, a ricoprire l'incarico di primo aiuto della clinica chirurgica dell'università. Lasciata la carriera universitaria per intraprendere quella ospedaliera, continuò la sua opera in qualità di chirurgo primario dell'Ospedale San Saverio di Palermo dove, nel dicembre 1906, primo in Italia, effettuò un intervento di sutura miocardica, su un paziente che aveva subito un trauma toracico. Questo evento è ricordato in una lapide muraria che si trova nell'ospedale di Mazara del Vallo, a lui intitolato il 9 febbraio 1969.
« Il giorno 9 febbraio 1969, in solenne pubblica cerimonia, per unanime designazione, questo Ospedale fu intitolato a Abele Ajello, a ricordo perenne e ad onore del Concittadino, Chirurgo insigne, che nel 1906 con grande ardimento e successo aprì la via alla chirurgia del cuore. »
Durante la guerra italo-turca fu incaricato della direzione chirurgica degli ospedali militari di Palermo. Per i suoi meriti venne insignito della medaglia d'oro al merito della salute pubblica.
Lasciò numerose pubblicazioni di patologia, di anatomia patologica, di batteriologia, di tecnica operatoria.




Vincenzo Ingraldo - (1903- 1977)

(Direttore sanitario  per tanti anni, fu anche medico della Mutua)


15/8/1903 - 20/05/ 1977

Luciano Tumbiolo
(Direttore della locale Stazione Antimalarica negli anni '50, pioniere dell'Anestesiologia
nel nostro nosocomio, medico della Mutua con 49 anni di attività)


7/12/1927

Raffaele Caravaglios (Primario Radiologo)



Giuseppe D'Ancona (18/11/1929 - 3/3/!971)

Il prof. Giuseppe D'Ancona, libero docente in Patologia chirurgica e Semeiotica hirurgica, allievo del prof. Latteri, fu per anni primario chirurgo a Mazara del Vallo. Per la nostra generazione di medici fu un modello di riferimento sia sul piano umano sia su quello professionale, un vero maestro di vita. Per me, in particolare, fu un grande amico e un fratello maggiore. Non potrò mai dimenticare i fatidici giorni del terremoto del 1968, che colpì duramente i paesi della Valle del Belìce. L'ospedale Abele Ajello era ancora incompleto, mancava acqua, luce e gran parte dell'arredamento, pertanto il nosocomio funzionate era il vecchio decrepito Ospedale Civico, ubicato nel centro storico, piccolo, scomodo e ormai insufficiente per le crescenti esigenze di una cittadina come la nostra. La burocrazia vergognosa che incombe da sempre sul Bel Paese, ulteriormente appesantita da quella più astrusa ed assurda della nostra regione, ne rallentava il completamento e ne impediva l'apertura, pensate che la pianta planimetrica risaliva a vent'anni prima della data d'inaugurazione, praticamente era già vecchio prima di entrare in funzione e il Pronto soccorso era staccato dal corpo principale dell'edificio ed era ubicato a primo piano, senza ascensore, dove attualmente vi è la camera mortuaria. Fu proprio il prof. D'Ancona a impedire che si realizzasse quello sconcio e far "adattare" il Pronto soccorso nei locali dove risiede attualmente, che non è l'ideale però rispetto al precedente... Il Prof. prendendo a balzo l'occasione, chiamò a raccolta un manipolo di amici e nottetempo organizzò la trasmigrazione "abusiva" dei malati dal vecchio al nuovo edificio. Fu una pagina bellissima e turbolenta della epopea cittadina. Io, non ancora laureato, arrivai subito dopo da Palermo e mi misi al lavoro assieme a tutti i volontari disponibili operando con i centri di accoglienza dei terremotati diretti e coordinati dal dr Ulisse Vernaccini e facevo la spola tra questi e l'ospedale. Il primario chirurgo per settimane non lasciò il posto di lavoro e operò ininterrottamente per giorni, riposandosi per poche ore, quando poteva. Continuò ad operare pure dopo un infortunio che lo costrinse a rallentare gl'impegni (scivolò nella doccia e si fratturò alcune costole). Non lo vidi mai stanco e battè tutti noi, più giovani, in efficienza e resistenza. Io frequentai il suo reparto sino alla soglia della laurea, perché poi, gli esiti di un un tragico incidente d'auto lo condussero ad una morte "assurda" il 3 marzo 1971. Fu una tragedia per l'intera comunità, una perdita incolmabile, sia per il venir meno di cotanto uomo, ma soprattutto per la perdita di un valente chirurgo che esplicò la sua attività adattandosi, per esigenze oggettive, in diverse branche (chirurgia generale, ortopedia e ginecologia, dovettero poi sostituirlo con tre primari chirurghi delle varie branche). Ebbi l'onore, in quanto presidente pro tempore dell'Accademia Medico Chirurgica Mazarese, di chiedere ed ottenere l'intitolazione a suo nome dell'Auditorium del nuovo Ospedale, che fu ufficializzata il 3 Marzo del 1992, durante una commovente e partecipata manifestazione. Non ho foto di quei meravigliosi giorni, ma grazie ad un amico e per sua gentile concessione ho poche immagini che pubblico e che si riferiscono ad uno del rari momenti di relax tipici dell'epoca.

Franco Ferro, Carmelo Stella, Francesco Grassa, Luciano Tumbiolo, Nino Patti, Vincenzo Vilardo, Gaspare Lupo, Franco Tumbiolo


Si era soliti organizzare 'u "schiticchio in posti di campagna o addirittura nelle "mànnare" tra colleghi di lavoro ed amici. Nella foto si notano, partendo da sin. il dr Gaspare Lupo (preso a mettà), l'infermiere Francesco Ferro, il prof. Giuseppe D'Ancona, il fotografo Pino La Bianca (peri di chiummu), Vincenzo Lanza, ?, il dr Vincenzo Ingraldo (direttore dldell'Ospedale), Francesco Tumbiolo (detto Francolino), il sig. Leonardo Emmola.





Da sin: Vincenzo Vilardo (primario di ginecologia), dottor Luciano Tumbiolo (1903/1977, detto zio Lucio, pioniere dell'Anestesia a Mazara, usava protossito d'azoto ed etere), il dr Ciccio Asaro (detto, ammazzapatri, avvocato), Franco Tumbiolo (francolino), Salvatore Basilio, il dr Carmelo Stella (assistente di Medicina), il dr Nino Patti (assistente di chirurgia).

In piedi: Ciccio Ferro (infermiere) e Pino Denaro (inserviente e valente cuoco)





AvvCiccio Asaro, Vincenzo Lanza, ?, il dr Enzo Ingraldo, il dr Carmelo Stella, il SigNardino Emmola, l'ass.re comunale Alfredo La Vigna e in piedi Salvatore Basilio e Franco Tumbiolo (francolino)



Franco Ferro, Vincenzo Lanza (commerciante di pesci e ristoratore, proprietario del mitico "Pesciolino Rosso", Franco Tumbiolo e Carmelo Stella


21/12/1934

Vito Ubaldino (primario di Oculistica)



1963 - Ospedale "Vecchio"
Nino Patti n. 1//2/1933 (assistente di Chirurgia), Carmelo Stella n. 1/?11/1930 (assistente di Medicina)
(e Medici di Famiglia)

Ospedale Vecchio - Medici in finta azione
Questa foto è un "falsa testimonianza di attività professionale" e vi spiego perchè: il falso malato è l'infermiere Salvatore Alagna, l'infermiera è la sig.ra Maria Margeri e il fotografo è quasi sicuramente "peri di chiummu" (alias Pino La Bianca). La scenetta è stata costruita ad hoc per realizzare una foto ricordo e far vedere in azione i medici, in questo caso una finta azione. Infatti nessuno fa niente di "tecnico" tranne tenere un batuffolo (tra l'altro sono in due a fare la medesima azione) e nessuno ha i regolamentari guanti sterili, la posizione strategica ce l'ha l'infermiera e non il medico. Rimane comunque una gran bella testimonianza!




Anni Sessanta
Enzo Ingraldo (direttore sanitario), Vittorio Decimo (Consorzio Agrario Tp e consigliere dell'Ospedale Abele Ajello), 
Pino Garraffa (Presidente dell'Ordine)


Anni Settanta

1971
Angelo Catania, assistente di ortopedia n. 18/1/1940 (poi diventato primario del reparto)




1973
Pino Catalano con Pietro D'Amico, primario anestesista dell'Ospedale Abele Ajello. Un caro amico con il quale ho condiviso tanti difficili ed esaltanti momenti; una colonna portante del nostro nosocomio che consentì, con la sua notevole competenza e con la sua totale e incessante dedizione professionale, a far fare un salto di qualità alla anestesiologia ma, anche, alla chirurgia mazarese. Una persona d'altri tempi. A lui nel mese di Aprile del 2011 è stato intitolato il Complesso Operatorio.


1975 
 Tonino Salvo 5/4/1940 - 21/04/2016 (primario dei Servizi di Analisi cliniche)


Lucio Saladino (anestesista), Totò Mantia (cardiologo), Francesco de Martino (portiere)



1975 - Le inutili riunioni sindacali dell ANAAO (contavamo quanto il due di briscola)
Sono stato per 5 anni segretario del sindacato
Giovanni Marino (assistente di Medicina) - Lucio Saladino (aiuto anestesista)

... dopo la riunione

Pino Casano, Totò Mantia (cardiologo), ?, Pino Colletti, Lucio Saladino, Cosimo




Pino Casano (ass.di Pediatria), Pino Catalano (ass.te di Chirurgia e segretario del sindacato ANAAO), ?, Pino Colletti (ass.te di Chirurgia), Lucio Saladino (aiuto di Anestesiologia), Cosimo Pulizzi (ass.te di Medicina)


1975 - In attesa di andare in sala operatoria
Rubino (impiegato), Peppe Alestra (primario chirurgo), Gaspare Lupo (aiuto), 
Salvatore Alagna (infermiere)




Peppe Alestra - Gaspare Lupo

Preparazione del materiale da sterilizzare
Giovanna Gandolfo (ferrista)


Giovanna Gandolfo (ferrista) - Rubino (impiegato)


Gaspare Lupo

Nuovo Ospedale via Salemi - Gaspare Lupo
Aiuto del Reparto di Chirurgia, di guardia al Pronto Soccorso. Allora il Pronto Soccorso non aveva personale autonomo e i medici di reparto facevano, anche, i turni di guardia (tranne i primari)



1977 -  Pizzeria Katiuscia (di Enzo Calafato in corso A. Diaza) - Con le consorti in pizzeria  
Luigi Lupo, Giuseppina Colletti, Giovanna Alessi, Anna Maria Massara, Angela Manciaracina, Pietro D'Amico, Gaspare Lupo, Lucio Saladino. Pino Colletti



A sinistra s'intravede il gestore Enzo Calafato - Pino Catalano



Giuseppe Alestra (ispettore della Plasmon), Cristina Ventimiglia, Pietro Di Liberto col figlio Massimo, (assistente di Chirurgia), Lucio Saladino (anestesista)



1977 - Pino Catalano - Jimmy Cammarata

In volo per Lampedusa. Eravamo un team in missione esplorativa all'Ospedale dell'isola, per un tentativo di gemellaggio con il nosocomio mazarese, che mai avvenne. Jimmy, infermiere di sala operatoria, deceduto all'età di 38 anni per una improvvisa rottura di un aneurisma cerebrale, era anche, per passione, un cameramen e con lui realizzai molte trasmissioni su RTM (Radio Televisione Mediterranea), la prima emittente televisiva di Mazara del Vallo, con il programma da me ideato, diretto e presentato, intitolato BYPASS, che molto successo riscosse a quei tempi. Andò in onda per undici puntate e poi per macroscopica miopia dei gestori dell'emittente, non mi accordarono le mie richieste e io non volli più continuare. A lui era affidato il compito di fare le riprese, nella nostra sala operatoria, degli interventi chirurgici che poi trasmettevamo in TV.


... con altri passeggieri




Goffredo Vaccaro (anestesista) - Giuseppe Alestra (primario di chirurgia)


Un gruppo di saniatri dell'Abele Ajello

Don Vincenzo Sammartano (cappellano), Vincenzo Ingraldo (direttore sanitario e primario di Medicina), Ciccio Salvo (amministratore), mons. Pietro Foraci (vicario generale), Giuseppe Alestra (primario Chirurgia), Nino Adamo (primario Pediatria), Pietro D'Amico (primario di Anestesia)


Ciccio Salvo, Pietro Foraci, Enzo Ingraldo, Peppe Alestra, Pietro D'Amico, Nino Adamo, Pino Casano








Pino Casano, Nino Adamo, Gaetano Giacalone, Gaspare Lupo, Peppe Alestra, Enzo Ingraldo, Benedetto Bianco, Gaspare Russo, Gaspare De Vita, Giovanni Marino

Reparto di Pediatria
Silvana Cusimano, Nino Adamo (primario di Pediatria uscente),
Nino Moceri (primario subentrante), Mimma Parisi




Nino Adamo, La Bianca, Nino Moceri



Reparto di Oculistica

Diego Mulè (1933), Fabio Scaglione, Mimmo Romagnosi, Vito Ubaldino (1934 - primario)


1989 inaugurazione dell'UTIC

Viene inaugurata nel nostro nosocomio l'Unità di Terapia Inyensiva Coronarica
Nicolò Di Giovanni (responsabile), Vittorio Guzzo, Liliana Maltese, ?, Gaspare Marino


1951 - 2014
Gaspare Scilabra - Cardiologo



in Reparto




Suor Valentina Buttita (al secolo Anna) delle Figlie della Misericordia e della Croce


Cinquant'anni di fede e di servizio (15 marzo 2012)
Il nome scelto per la vita consacrata, già faceva presagire il suo carattere gioviale e frizzante. Divenne, infatti, una suora dinamica che col suo sorriso sempre aperto e con la sua pronta disponibilità si è resa presto simpatica a tutti. Una qualità non comune ed essenziale se rapportata al doppio ruolo esercitato, quello di suora e quello di caposala in un luogo pieno di sofferenza e di umane insidie come un'ospedale pubblico. Il suo modo di fare ha contribuito ad alimentare nei collaboratori quella “cultura del dono e del donarsi” che va al di là del semplice atto formale diventando, sempre più, un punto di riferimento insostituibile nel nostro piccolo-borghese ambiente sanitario. Io, nella qualità di giovane assistente, ho vissuto quotidianamente accanto a lei, nello stesso Reparto di Chirurgia, per diversi anni, tra noi si era creato un feeling particolare, legato alla reciproca stima umana e professionale. Sono stato bene con lei, oltre che per esigenze legate alla nostra attività, anche per motivi strettamente personali. Essa non mancò mai di sostenermi in quel delicato e difficile  quel tram tram quotidiano, riconoscendo la mie buone intenzioni e le enormi  difficoltà nell'operare in un clima tutt'altro che facile. Ho un buon ricordo di lei sia come persona che come top manager, infatti non si occupava solo del reparto in quanto caposala ma era, anche, il punto di riferimento dell'intero servizio di solidarietà del nosocomio, ruolo che ella ricoprì sempre al meglio, sino a quando le condizioni di salute glielo permisero. Per queste sue innate qualità i suoi superiori la nominarono, in seguito, Madre Superiora, altro gravoso e ulteriore incarico che essa svolse con molta dignità e autorevolezza. Data la sua grande capacità diplomatica riuscì a creare un buon rapporto con le consorelle degli altri ordini religiosi della città, in modo particolare con le suore benedettine del Convento di Clausura di San Michele. Divenne amica anche della mia compianta suocera che, in quanto a religiosità, non era seconda a nessuno, con lei si trovava in perfetta sintonia e quando potevano s'incontravano in gioiosa amicizia. Ha attraversato durante la sua vita molte difficoltà per il suo cagionevole stato di salute, ma ha affrontato i disagi con dignità e forza d'animo e anche se, con qualche umana titubanza, non ha mai demorso. Mi è molto dispiaciuto quando ho appreso che le suore non operano più in Ospedale, perchè il servizio agli ammalati non è semplicemente un impegno di ordine sociale e morale, non è soltanto il frutto di una sensibilità umana che cerca di sopperire alle carenze nelle strutture pubbliche, ma è soprattutto il frutto di una chiamata, è il modo con il quale il legame e lo sguardo su Cristo, si fa ogni giorno reale e concreto. Solo ai religiosi si può chiedere questo tipo di sacrificio e totale dedizione che, ad altri comuni mortali risulta oltremodo difficile da concretizzare. Un qualunque cinquantesimo anniversario è di per sé un momento di profonda riflessione per tutti e di grandi soddisfazioni per quello che si è riusciti a fare per sé, per la famiglia e per la comunità. Quando poi siffatta meta è raggiunta da persone che hanno deciso di dare tutte se stesse al servizio del Regno di Dio e alla elevazione spirituale dei fratelli, allora l’appuntamento riveste carattere di eccezionalità e di ulteriore gioia. Grazie suor Valentina, rimarrà sempre nei nostri cuori!


Suor Valentina Buttitta


Direttore Amministrativo Natale Gallo
Il giorno del suo pensionamento
Suor Valentina Buttitta, Enzo Casciano, Giovanni Castiglione, Antonino Tumbarello,
Paolo Sammartano (collaboratore scientifico)





Il seguente commento dell'amico Gaspare Paladino, poiché è lungo, e non può essere contenuto nello spazio dedicato ai commenti lo pubblico quì:

Caro Pino, ho visto in questo momento l'intero servizio dedicato all'ospedale di Mazara e alla sua storia. Forse saprai che le difficoltà a rendere operativa la nuova struttura ospedaliera erano dovute ad una sorta di "rallentamento voluto" e non a caso. Intrighi di politici e politicanti della locale cordata DC avevano tentato addirittura di far classificare la nuova struttura come un padiglione del vecchio ospedale fatiscente. La legge regionale che aveva istituito i presidi ospedalieri circoscrizionalI prevedeva che quella struttura fosse inquadrata in Ospedale Circoscrizionale di pubblica utilità mentre il Vecchio Ospedale era una "Opera Pia". La legge prevedeva che, ove esistessero vecchie strutture aospedaliere queste fossero ampliate secondo le nuove esigenze fermo restante la figura giuridica di Opera Pia Ospedaliera e quindi la natura privata del nosocomio. Come certo saprai il vecchio ospedale era di proprietà della diocesi e presidente era lo stesso Vescovo di Mazara e il Consiglio di Amministrazione da questo nominato. L'assurdità della pretesa promossa e sostenuta dall'enturage D.C. era palesemente diretta a mantenere un potere esclusivo che non avrebbe perso gli interessi privati oltre che della Diocesi anche quelli del "Circolo Mokarta" tanto pere capirci ( è appena il caso di ricordare che sindaco della città era l'avv. Elio Pernice del P.C.I.) In quel tempo ero il corrispondente da Mazara del giornale L'Ora e pensai che la cosa non potesse andare come una certa parte dei politici mazaresi sperava. Forse ricorderai ( anche se all'ora eri ancora al liceo) che Primario (un eufemismo?) era il Prof. Lo Cascio chirurgo palermitano di grande valore professionale e dalla mentalità laica. il Presidente dell'Opera Pia era il segretario del Liceo Classico Ciccio Salvo e direttore amministrativo (si fa per dire) era il mio maestro delle elementari Vincenzo Zerillo. (A questo insegnate elementare per il quale nutrivo un sincero affetto giocai un tiro mancino con l'adozione della spegiudicata tecnica giornalistica: gli chiesi se mi poteva far vedere il progetto e lui, in prima istanza, rifiutò ma poi, dopo essermi impeganto a non frotografare il progetto mi fece vedere solo la pagina dove si vedeva in assionometria il prospetto dell'ospedale che io, in redazione, ricostruii a memoria con buona approssimazione e che fu pubbliata del giornale dopo che avevo realizzato il lucido). Decisi di fare un'inchiesta per capire cosa rallentasse la soluzione, in base alla legge regionale, che non poteva in alcun modo violare l'evidenza e la natura del costruendo ospedale che non poteva essere considerato un padiglione di ampliamento del vecchio. Con la data tipica dei quotidiani della sera che si pubblicavano con due giorni il Mercoledì 25 e Giovedi 26, Febraio del 1959 uscì la prima puntata della mia inchiesta. La puntata aveva un titolo a grandi caratteri: " Che cosa succede - all'Ospedale di Mazara? e la seconda puntata vedeva pubblicata la foto del prof. Lo Cascio mentre rispondeva alle mie domande esordendo così: "Non consideratevi di essere in un Ospedale ma in un Fondaco dove si fa chirurgia". Continuava Lo Cascio "Io credo che il nostro ospedale, a parte l'assoluta deficienza dei locali, che tra l'altro, non offrono alcuna possibilità di ampliamenteo perchè non c'è l'area disponibile, è abbastanza attrezzato in quanto disponiamo di un apparecchio per l'anestesia a circuito chiuso lasciatoci dagli Americani" (notai il senso dell'umor). Ad una mia domanda relativa alla dirigenza in quei giorni affidata ad un commissario rispondeva: "Mi sembra che sia giusto aver affidato la gestione ad un commissario perchè cosi la soluzione consente una maggior snellezza nell'adottare i necessari provvedimenti. Mi sembra però che alla vecchia gestione vada un riconoscimento nell'esercizio dell'attività amministrativa" quando gli feci notare che l'art. 3 della legge (5 luglio 1949) parlava di nuovi ospedali e solo di eventuale amplamento, il dott. Lo Cascio ricordo ancora, dopo una pausa, mi disse che non era lui la persona che avrebbe dovuto darmi la risposta. L'inchiesta andò avanti per diverse puntate nel corso delle quali furono intervistati alcuni (allora giovani) medici : Anfrea Sorrentino, Benedetto Bianco e altri che hanno chiesto l'anonimato. Si concluse sul L'Ora del Mercoledì 4.Giovedì 5. Marzo 1959 con questo "occhiello": cosa succede all'ospedale di Mazara e con il titolo “Conclusioni dell'inchiesta”. Le foto che hai pubblicato mostrano molti carssimi amici oggei scomparsi da Nino Patti mio compagno dagli elementari a Carmelo Stella, da Gaspare Lupo a Vito Ubaldino che riconosco solo in una foto di gruppo ma che ha perso il soma di quando era riccioluto e biondiccio, altri medici come D'ancona e Ingraldo, e personaggi come peri di chiummu e Francolino. Ancora una volta mi sembra di essere diventato una sorta di testimone epocale. Ma come hai capito mi ci trovo bene. (Gaspare Paladino)

16 marzo 2014

Giuseppe Roberto Burgio

30/4/1919 - 8/3/2014
Nacque a Palermo, ove si laureò nel 1942. Si è formato alla scuola palermitana di Michele Gerbasi(1900-1994).
Nel 1966 la direzione della Clinica Pediatrica di Pavia fu assunta dal Prof. Giuseppe Roberto Burgio, allievo della scuola palermitana del Prof. Michele Gerbasi e già Direttore della Clinica Pediatrica dell'Università di Perugia dal 1962 al 1965.
Nei ventiquattro anni della Sua direzione (1966-1989) diede uno straordinario impulso alle attività della Clinica Pediatrica con l’organizzazione, fra l'altro (1976), a fianco dei reparti di degenza, di un sistema di ricovero di tipo day-hospital dove i bambini vengono sottoposti ad accertamenti clinico-diagnostici in tempi brevi con ottimizzazione dei servizi.
Fu presidente della Società Italiana di Pediatria, membro della prestigiosa Deutsche Akademie der Naturforscher Leopoldina, delle Società di Pediatria di Svizzera, Germania, Austria, Argentina; DEll European Society for pediatric Researche; dell'European Society for Pediatric Haematology and Immunology, di cui fu presidente; dell'Association for Pediatric Education in Europe; dell'European Society for Social Pediatric; della New York Accademy of Sciences. Socio d'onore della'Accademia Medica Lombarda. Il 2 giugno 1978 gli fu conferita la Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola e della cultura dell'arte il 30 marzo 1990 la Medaglia d'oro al merito della sanità pubblica; il 20 dicembre 2004 l'onorificenza di Commendatore dell'Ordine al Merito della repubblica Italiana; nel 2010 quella di "Maestro della Pediatria" da parte della Società italiana di Pediatria. Gli fu intitolata l'aula delle lezioni della Clinica Pediatrica e il Dipartimento di Pediatra dell'Università di Pavia.

1976-1979 
Presidente della SIP (società Italiana di Pediatria)

2010
Il presidente della SIP Alberto G. Ugazio il premio al suo maestro Giuseppe Roberto Burgio, “Pioniere dell’Immunoematologia pediatrica” che ha saputo dar vita "a una grande scuola i cui allievi praticano in un gran numero di università di tutto il mondo"

Maggio 2003
Il preside della Facoltà di Medicina abbraccia Roberto Burgio in occasione dell'intitolazione del padiglione di pediatria
Pavia
Il trattato di clinica e terapia “Pediatria essenziale”, curato a otto mani dai professori Giuseppe Roberto Burgio, Alberto Martini, Luigi Nespoli e Luigi Daniele Notarangelo, pubblicato per la prima volta nel 1978 e giunto oggi alla sua quinta edizione, verrà presentato domani alle 18 alla libreria Feltrinelli in un incontro con il professor Burgio (già direttore della Clinica Pediatrica di Pavia, dal 1966 al 1989), moderato dal pediatra Italo Farnetani. «Siamo tutti impegnati a far vivere bene chi nasce – si legge nell'introduzione al volume (oggi, nella nuova edizione, un doppio tomo di oltre 1800 pagine) - Particolarmente impegnati sono, ovviamente, i genitori e i pediatri che, per vocazione, missione o scelta, devono al meglio conoscere i bambini e gli adolescenti e al meglio assisterli: perché crescano sani o, se malati, possano tornare in buona salute». Sono queste le considerazioni a cui si sono ispirati gli autori della nuova edizione di “Pediatria essenziale”, per offrire agli addetti ai lavori una guida “corale” unitaria, al contempo professionale, scientifica e sperimentata, come spiega il professor Burgio. «”Pediatria essenziale” nacque 35 anni fa come eccellente compendio di pediatria ed è diventato oggi un eccellente trattato di pediatria, con un numero di pagine doppio rispetto alle prime 4 edizioni – racconta il pediatra – Oltre a noi curatori, gli autori della nuova edizione sono oltre 120 pediatri italiani, scelti per la loro specializzazione in determinati campi ».
Con “pediatria” a quale fascia d'età ci si riferisce?«La pediatria si conclude solo quando si conclude la crescita dei ragazzi. Di conseguenza, i pediatri per ben curare, dovrebbero ben conoscere i loro pazienti e seguirli fino all'adolescenza compresa».
Quali gli aggiornamenti del testo?«Tutta la cultura della pediatria è progredita negli ultimi vent'anni: in particolare, grandi passi sono stati fatti nelle tecniche neonatologiche, assolutamente rinnovate, nelle malattie endocrine e metaboliche e poi nell'immunologia e nella oncoematologia».
Un tema “caro” ai genitori: cosa pensa del numero di vaccinazioni oggi consigliate ai bambini?«Alle vaccinazioni abbiamo dedicato un intero capitolo del libro, mettendo in luce tutti i vantaggi che queste presentano e che, a mio modo di vedere, non hanno ombre né un contrappeso negativo».
Altro argomento “caldo” per i genitori: gli antibiotici e il giusto equilibrio.«Distinguiamo i casi necessari da quelli superflui. Ogni abuso può creare germi resistenti, non più sensibili al loro effetto».
Marta Pizzocaro
13/3/2014
Luigi D. Notarangelo, Alberto Chiara, Roberto Burgio

Ricordi di un allievi
Ricordare la figura del proprio Maestro è compito non da poco, soprattutto se questa figura, come quella del professor Burgio, si caratterizza per molti tratti di personalità, tutti straordinariamente incisivi. La mente di chi, come me, gli è stato assiduamente vicino, soprattutto negli ultimi cinque lustri, e ha coltivato con lui un rapporto di continua, amichevole solidarietà devota, avverte una certa difficoltà nel parlarne, sentendo l’obbligo morale di farlo imparzialmente.
Viveva la solidarietà sociale come un suo lavoro, non diverso da quello svolto, giorno dopo giorno, in ospedale; il rapporto direttore-allievi era improntato da un rigore di fondo e una certa austerità. È importante ricordare del professor Burgio, la sua capacità di essere sempre “avanti”, con intuizioni straordinarie e straordinariamente moderne che, pur avendo come punto di riferimento iniziale la pediatria, si allargavano alla filosofia, all’etica, alla scienza della comunicazione.
Il trapianto di midollo osseo e l’istocompatibilità erano le sue passioni. Conosceva a fondo Dante e si compiaceva di recitarne alcuni passi. “Ad impossibilia nemo tenetur” era solito dire di fronte all’impossibilità di realizzare un obiettivo, un proposito. “Habeant sua fata” proferiva nei confronti della persone che lo avevano deluso; che riteneva meritassero (come suoleva commentare) un “abbandono al loro destino”, un allontanamento dalla sua frequentazione; intollerante, come era, di ogni falsità o ipocrisia. Anche questo desidero ricordare del suo modo di vivere, di sentire e di giudicare i valori della vita, insieme con gli insegnamenti che hanno formato generazioni di Pediatri.
Alberto Chiara 
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9/5/2014 L’8 maggio è la data del compleanno del mio papà: era fiero del mese, diceva: è il mese delle rose, la regina dei fiori. Ed era fiero del giorno, in quanto dedicato a San Vittore patrono della nostra città.Spesso la domenica successiva coincideva con la festa della mamma, per cui finché in vita, le due ricorrenze venivano festeggiate insieme in famiglia. Ora li pensiamo, papà e mamma, accanto a tutti i nostri cari.Ma, a proposito del giorno 8, vorrei ricordare un altro “papà” a me particolarmente caro, il professor Giuseppe Roberto Burgio a due mesi dalla sua scomparsa avvenuta a Pavia, l’8 marzo, a pochi giorni dal compimento dei suoi 95 anni.È stato Direttore della Clinica Pediatrica di Pavia dal 1966 al 1989; ha insegnato a numerosi pediatri trasmettendo accanto alle rigorose informazioni scientifiche anche modalità di ascolto, di attenzione nei confronti del malato, sempre nel segno del rispetto della persona – bambino.Ci suggeriva sempre che “ per riconoscere, bisogna prima conoscere” invitandoci a non smettere mai di studiare e di approfondire le tematiche pediatriche, che lui sapeva rendere affascinanti.Il suo eloquio coinvolgente e con rara capacità di analisi e di sintesi, rendeva viva la nostra partecipazione alle lezioni o ai vari e numerosi congressi in cui il professor Burgio è stato per lunghi anni insigne e brillante oratore.La porta del suo studio in Clinica a Pavia era sempre aperta ad accogliere noi giovani studenti o specializzandi: la sua proverbiale disponibilità ci permetteva di superare quel timore reverenziale che potevamo provare di fronte al Direttore.Ma anche successivamente, già operativi in ruoli vari, sapevamo di poter contare su un “papà” particolare: bastava la sua voce, al telefono, sempre cortese e disponibile a chiarire i nostri dubbi o a rafforzare le nostre certezze, perché la sua umanità era davvero unica.E’ stato un “ante litteram” in diversi campi: dall’immuno – allergologia all’ematologia pediatrica, dalla genetica alla bioetica; già dal lontano 1976 pensò al Day Hospital pediatrico per rendere più agevole il percorso ospedaliero dei piccoli degenti.Nel 1981 inaugurò una modernissima Clinica Pediatrica a Pavia cui dedicò le sue grandi doti di medico competente e appassionato per offrire ai bambini, che tanto amava, un luogo dove la sofferenza si poteva stemperare grazie ad ambienti creati a loro misura: ricordava spesso che al centro o comunque prima di ogni altra esigenza l’adulto doveva porre il bambino.Numerosissimi sono i contributi scientifici del Prof. Burgio e altrettanto numerosi i libri che ha scritto: particolarmente affezionato era a “Pediatria Essenziale” su cui tutti i pediatri legati alla sua scuola hanno studiato; pochi giorni prima di chiudere il suo percorso terreno ancora stava lavorando ad una sua stesura rinnovata e aggiornata. Nel 2007 pubblicò un testo ricco di riflessioni per coloro che svolgono l’attività pediatrica: “Una Pediatria per la Società che cambia” dove sottolineava l’evoluzione socio-sanitaria in un difficile mondo in divenire.“Nessuno nasce per propria volontà” ricordava spesso, per cui con le parole di Giovenale “maxima debetur puero reverentia”, ci riportava al nostro ruolo di difensori dell’infanzia.Ho ritenuto allegare un intervento del professor Burgio del 1997, in occasione di un convegno a Milano sull’infanzia violata, tema a me particolarmente caro, per rendere tangibile un ricordo di una persona i cui insegnamenti vivranno perennemente, attraverso i suoi allievi, nei bambini di oggi e in tutti quelli che verranno.A mio papà un pensiero di gratitudine per la vita, al professor Burgio per la professione che amo.
Anna Maria Bottelli 
L’addio. In tanti al S. Matteo per la messa
Amici, colleghi, allievi hanno voluto salutare per l’ultima Roberto Burgio, il pioniere della pediatria come la conosciamo oggi arrivato a Pavia nel 1966.Sotto la sua direzione, la Pediatria del San Matteo è diventata anche tra i primi in Europa per i trapianti di midollo osseo sui bambini affetti da leucemia. Niente celebrazioni ufficiali in ateneo – come proposto dal rettore – nè un funerale a Pavia: tutto si è svolto in forma strettamente privata per volere dei figli che per il momento hanno preferito tenere un profilo basso. Nel primo pomeriggio la salma è stata trasferita a Perugia, per la tumulazione. Ma una moltitudine ieri sera ha affollato la chiesa del policlinico del San Matteo per la messa celebrata in suffragio del professore. In prima fila anche il sindaco, tanti sono rimasti fuori.